Coppette di crema con ciliegie (raw)

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” La cipolla deve essere tritata fine fine. Suggerisco di mettersene un pezzo in testa per evitare la fastidiosa lacrimazione che si produce quando la si taglia. Il brutto di piangere tritando la cipolla non è il semplice fatto di piangere, ma è che, quando cominci, poi ti bruciano gli occhi e non smetti più. Non so se sia già capitato anche a voi, ma a me certamente sì.  Una infinità di volte. La mamma diceva che era perchè sono sensibile alla cipolla proprio come Tita, la mia prozia. Raccontano che Tita era così sensibile che, già quando stava nella pancia della mia bisnonna,quando lei tritava le cipolle non smetteva più di piangere; il suo pianto era così forte che Nacha, la cuoca di casa, che era mezza sorda, la udiva senza sforzo. Un giorno i singhiozzi furono talmente forti da anticipare il parto. E senza che la mia bisnonna potesse dire bah, Tita venne al mondo prematuramente, sul tavolo della cucina, fra gli odori del minestrone che stava cuocendo, del timo, del lauro, del coriandolo, del latte bollito, dell’aglio, e, naturalmente, della cipolla. Come potete immaginare, la consueta sculacciata non fu necessaria, perchè quando Tita nacque già piangeva, forse perchè sapeva che, secondo il suo oroscopo, in questa vita le sarebbe stato negato il matrimonio. Nacha raccontava che Tita era stata letteralmente spinta su questa terra da un impressionante torrente di lacrime che si erano riversate sul tavolo e sul pavimento della cucina.[…] A volte piangeva senza scopo, come quando Nacha tritava le cipolle, ma siccome tutt’e due conoscevano il motivo di quelle lacrime, non ci facevano caso. Diventavano addirittura un’occasione di svago, tanto che durante la sua infanzia Tita non distingueva bene le lacrime del riso da quelle del pianto. Per lei ridere era un modo di piangere. Allo stesso modo confondeva la gioia di vivere con quella di mangiare. Non era facile per una persona che aveva imparato a vivere in cucina capire il mondo esterno, quel gigantesco mondo che andava dalla porta della cucina all’interno della casa. Il mondo che invece confinava con la porta posteriore della cucina  e che si affacciava suol cortile, sul giardino e sull’orto, quello sì le apparteneva completamente, era il suo dominio. Le sue sorelle al contrario, ne erano spaventate, e lo trovavano pieno di pericoli sconosciuti. A loro i giochi fatti in cucina parevano assurdi  e rischiosi, ma un giorno Tita le convinse che era uno spettacolo fantastico veder danzare le gocce d’acqua che cadono sul comal quand’è ben caldo”

Laura Esquivel, Dolce come il cioccolato (1989)

Frutta fresca e ben matura, dolce come il cioccolato, ecco cosa contengono queste coppette. Una vellutata crema dal sapore esotico, guarnita con sugose e zuccherine ciliegie e noci croccanti. Un dessert che piacerà soprattutto a chi non ama la frutta, parola mia! Da gustare leggendo questo bel romanzo, ricco di profumi e magia. Ecco una nuova tappa del viaggio gastronomico e letterario di questo luglio!

Ingredienti per 4 coppette:

2 banane mature

mezzo mango maturo

2 cucchiai di farina di cocco

ciliegie denocciolate

una manciata di noci brasiliane

Procedimento: preparate la crema frullando le banane con il mango e il cocco. Disponete uno strato di ciliegie sul fondo delle coppette, coprite con la crema, disponete un altro strato di ciliegie ed infine aggiungete le noci brasiliane tritate. Servitele ben fredde. Buon appetito!

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One thought on “Coppette di crema con ciliegie (raw)

  1. Bellissima presentazione… mi è venuta voglia di leggere il ibro!!!! e che dire della presentazione della ricetta…. la descrizione della consistenza, dei profumi e sapori anticipa la bontà del dolce 😉

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