Zuppa fredda di peperoni (raw)

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Molte delle persone che leggono questo blog seguono un’alimentazione vegetale, molte altre invece mangiano di tutto un po’, e magari stanno iniziando a modificare qualcosa nella propria dieta. Ciò che amo di questo blog è che i lettori convivono pacificamente, non ho mai letto polemiche tra i commenti, non ci sono mai state parole  escludenti o di giudizio. Sarebbe molto bello che anche nella realtà fosse così, ma purtroppo chi segue un’alimentazione vegetale spesso viene involontariamente maltrattato. Per chi non vive questa esperienza, racconto un po’ delle difficoltà che quotidianamente si affrontano. Io amavo moltissimo fare colazione al bar, ora è diventata una cosa impensabile, in tutta la mia città non c’è un solo bar che offra un’alternativa vegan, anche solo pane e marmellata, mica cheesecake al tofu! Questo è un piacere a cui dobbiamo rinunciare, e per carità, non è granchè, ma è comunque una possibilità in meno. A pranzo, per chi lavora lontano da casa, nei bar di solito si trovano panini con salumi, e basterebbe chiedere solo le verdure, ma il pane nel 99% dei casi contiene strutto o latte. Altro intoppo. Prendiamo l’insalata, ma tolti tonno, mozzarella, salumi e grana cosa rimane? Due foglie di lattuga, mezzo pomodoro e nel migliore dei casi una manciata di chicchi di mais. E va bene, abbiamo fatto la nostra scelta, e la portiamo avanti coerentemente organizzandoci col pranzo portato da casa, che spesso consumeremo da soli mentre tutti gli altri sono al bar. Aperitivi…non ne parliamo! Ci restano le patatine fritte delle buste, un concentrato di sale e olii mefistofelici. Nella migliore delle ipotesi troveremo la ciotola del pinzimonio e ci abbufferemo di sedano e carote, coi lacrimoni per la commozione! A cena, sappiatelo, si è condannati ad una vita di pizza rossa con verdure o patate arrosto, verdure grigliate e insalatina mista. Questo è quanto offre la stragrande maggioranza dei ristoranti. Ovviamente se uscite con amici non erbivori si arriverà a questo compromesso, per accontentare la maggioranza. E va benissimo. Tutte queste situazioni credo siano capitate a molti di voi che leggete, e non c’è molto da fare, anche perchè spesso gli amici non erbivori non hanno proprio in mente le vostre esigenze, e non si interrogano su quale posto sia meglio per andare incontro alle necessità di tutti, e sarete voi a dovervi adattare o ad andarvene se avete fame e non c’è niente che potete mangiare. Perchè vi ho scritto queste cose? Per lanciare un appello ai non vegan che leggono: anche se avete molte meno storie di noialtri (perdonatemi l’espressione dialettale), non fate in modo che ci sentiamo esclusi! Da amici, interrogatevi anche sulle esigenze di chi ha fatto scelte diverse dalle vostre! Se avete un bar o un ristorante, introducete almeno un’alternativa un po’ gustosa per i vegan, se uscite a cena, scegliete un posto dove tutti possano stare bene e godere della vostra compagnia davanti a del buon cibo! Spesso sento dire che i vegan si autoghettizzano, che stanno solo tra di loro. E’ vero, ci sono molti vegan che frequentano solo vegan, ma siete così sicuri che sia solo una loro chiusura, e non una misura adottata per vivere la socialità a dispetto di  un mondo che li discrimina e che per primo li esclude e ghettizza? Mi piacerebbe molto che lasciaste un commento scrivendo quali sono le vostre difficoltà in questo ambito, e che scriveste anche come vi piacerebbe che le cose andassero, grazie!

Ora passiamo all’argomento che sta a cuore a tutti: pappa! L’afa sta arrivando, e io mi sto dedicando molto alle zuppe fredde, oltre a questa, ne ho altre 2 già pronte da proporvi, sono ottime, fresche idratanti, e con la calura sono davvero l’ideale. Inoltre sono saporitissime, e piaceranno a tutti! Sono così semplici che chiunque le può preparare, basta avere il frullatore, non serve il fornello. Baristi del mondo: proponetele per le pause pranzo e avrete la fila fuori!!!

Ingredienti per 2 persone:

2 peperoni rossi

2 pomodori rossi maturi

mezza cipolla

basilico fresco

4 cucchiai di olio evo

2 cucchiai di aceto di mele

sale

Procedimento: frullate tutti gli ingredienti assieme. Buon appetito!

100% veg monday logo

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22 thoughts on “Zuppa fredda di peperoni (raw)

  1. Cara Capra, condivido in pieno!
    Spesso mi sono domandata cosa costi al titolare di un bar munirsi di un litro di latte vegetale per fare un cappuccino per noi vegani…..
    Però devo anche dire che è colpa nostra…..spesso ai ristoranti, in pizzeria o al bar, di fronte alla richiesta di un piatto che non contenga alimenti di origine animali ho sentito vegani giustificare quella richiesta con un “Sa, ho delle intolleranze”, oppure giustificarsi con gli amici diciarandosi allergici a questo o quello pur di non affrontare l’argomento per l’ennesima volta!
    So che è “complicato”, ma io sono orgogliosa della scelta che ho fatto e lo dico al mondo intero!
    L’ultima volta, alla nostra solita pizzeria, il cameriere dopo la mia richiesta come sempre “insolita” di una rossa con un elenco infinito di alimenti da metterci sopra (mai che ci mettessero del formaggio veg! ahahhahaha) mi ha guardata con il punto interrogativo….alla mia affermazione “Sono vegana” ha risposto “Mi spiace per te” ed io “Non essere dispiaciuto, io se non altro so cosa introduco nel mio corpo e sto benissimo così!”.
    Insomma……diciamolo che siamo vegani quando siamo in giro, perchè solo così i ristoranti, i bar, le pizzerie potranno decidere di introdurre piatti vegan nel loro menù! Ormai siamo tanti, facciamo in modo che se ne rendano conto, facciamo in modo che capiscano che ora si che possono “investire” in prodotti per noi!
    Ho un libro di ricette nel quale ho trovato, e provato a fare con ottimi risultati, un millefoglie vegano…..ecco, al solo pensiero mi viene l’acquolina in bocca!
    Ho fatto questo dolce ad un sacco di onnivori e nessuno si è accorto della differenza.
    A questo punto faccio anch’io un appello all’ipotetico ristoratore: “Caro Ristoratore, se nei tuoi dessert inserissi questo splendido millefoglie faresti contenti tutti, vegani e non…e di fronte all’onnivoro che “fa scarpetta” nel piatto dopo averlo mangiato, non ti peritare, digli pure che è fatto senza sofferenza animale! Così molti altri potranno capire che si può mangiare cruelty free con lo stesso gusto e la stessa soddisfazione!”.
    Non molliamo! 🙂

  2. maròò come ti capisco!!!! il mio futuro maritino ha una famiglia di veneti che ADORA i pranzi e le cene comunitari (e bada che ha ancora tutti e 4 i nonni), quindi mi sono rassegnata a spazzolare il piatto che mi viene servito per prima , inizio a mangiare perché tutti dicono che poi si fredda, mangio sola e osservata, in un silenzio imbarazzante, e mi sembra quasi di sentire le rotelline degli ingranaggi cerebrali dei commensali che cigolano.. poi quando io ho già finito, in genere escono tipo 4 arrosti diversi e melanzane alla parmigiana.. però una piccola conquista l’ho ottenuta: il mio murùss sta iniziando a capire. Capisce perché quando invitiamo un celiaco a cena con noi cucino farifrittate di ceci o castagne, hummus e budini di latte di soia. mi sembra una conquista importante se guardo alla nostra società nel suo insieme, quindi continuerò a fare buon viso a pessimo gioco, senza rodermi troppo il fegato 😉 grazie per questa condivisione, un abbraccio 🙂

  3. Io non sono vegan. E’ una premessa importante, visto che sono una delle tue più affezionate sostenitrici. Ho un fratello vegano e, ascoltando e apprendendo da lui, condivido molto più il pensiero vegano piuttosto che vegetariano. Non è facile per me abbandonare le mie abitudini, seppur molta attenzione la stia prestando. Non per nulla sul mio blog ho una pagina dedicata al veganesimo e una, intitolataq “diamoci un taglio”, in cui spiego quanto per me la cucina sia diventata e stia diventando sempre più scelta consapevole (e molto devo ancora fare, lo so). Ma il problema è che i più, perché così va il mondo, non si interroga neanche su cosa sia il veganesimo, del perché si arrivi a questo e cosa significhi. Ho visto ristoratori non saper proporre alternative ad un vegano…. e non parlo di materie prime disponibili, parlo di concetti!!! Chiedere ad un vegano se sulla pasta ci vuole il formaggio, per una persona del settore, è inaccettabile!!!!!
    Grande capra….. ti preparerei una cenetta tutta vegan, e un aperitivo e una colazione e tutto quanto possa farti vivere la tua scelta con serenità e semplicità, anche nel mondo di pecoroni in cui viviamo!! Un abbraccio.
    P.S. Questa crema di peperoni è davvero il top!!

  4. Credo di avertelo detto (forse) nell’intervista che mi feci tu una volta. Per me questo non è un broblema perchè io non voglio che lo diventi. Se trovo solo insalata, mangio solo insalata, non rappresenta un problema per me.
    Amplio leggermente il discorso: giro in tutta Italia e sono solita fermarmi fuori a pranzo e cena, e non ho mai trovato nessuna difficoltà. A volte ho mangiato benissimo, altre volte no, ma a ben guardare un buon 40% dei piatti tipicamente italiani sono vegan. Solo io sono riuscita a fare vacanze splendide in Sicilia, Umbria, Abruzzi e Toscana trovando sempre cose differenti a pranzo e cena? Zuppe di verdure, insalate, funghi in tutti i modi, verdure al forno, patate arrosto, pasta con condimenti svariati (dal pesto trapanese al semplice aglio oglio e peperoncino), risotti alle verdure, pizze, e pane senza strutto li trovo solo io in giro per l’Italia?
    Oppure mi viene da chiedermi se non sia io ad avere un grado di “accontentabilità papillare e mentale” più basso della media dei vegani, ovvero a me tutto piace e tutto sembra buono, e cenare con un fresco melone accompagnato da bruschette al pomodoro e basilico mi pare una cena fantastica e sono a posto così.
    Come un mangiatutto se vuole mangiare una buona fiorentina va in ristorante “apposito”, io se voglio mangiare le scaloppine di seitan vado in un ristorante “apposito”, non so se riesco a far passare correttamente il concetto che ho in mente….
    Mi chiedo se sia giusto chiedere ad un bar di tenere mezzo litro di latte di soja per fare due cappuccini alla settimana per soddisfare la richiesta dei due clienti vegani che vanno lì neanche tutti i giorni e poi il resto lo deve buttare via perchè va a male, fintanto che non c’è sufficiente domanda non trovo nemmeno corretto chiedere agli esercenti di sprecare del buon cibo, ma non è una cosa solo “vegana”, è un concetto che si riferisce a tutto il mondo del commercio, della domanda e offerta, non credo sia così strano nè sbagliato, anzi.
    Mi rendo perfettamente conto che sotto alcuni aspetti la nostra scelta è ancora un po’ limitata, ma l’alternativa vegan c’è sempre a volerla guardare (se poi non ci piace è un altro discorso): una spremuta, un frullato di frutta o una macedonia non sono vegan? E mi pare che per colazione vadano bene. Certo, se siamo abituati ad altro ne soffriremo un po’, esattamente come un siciliano che fa colazione con la granita da quando è nato e si trova a vivere a Milano dove può trovare brioches e cappuccio ma non la sua amata granita. Si adatta: al bar mangerà la brioches e se vuole la granita siciliana se la fa a casa.
    Non ci vedo alcuna differenza con noi vegani, non credo per nulla che siamo così maltrattati, anzi più giro e più vedo apertura, la maggior parte dei ristoranti e delle pizzeria hanno piatti per vegani e se si chiede una modifica non ci sono problemi, per i bar vedo la stessa cosa anche se più lenta e in minor misura ovviamente, il “mordi e fuggi” è soggetto a regole economiche più strette, dove lo spreco è ridotto ai minimi termini e si cerca di mettere al banco ciò che si prevede potrà essere interamente o quasi consumato in giornata. Insistiamo, se siamo clienti abituali di un locale possiamo far presente che sarebbe carino trovare un’alternativa vegan già pronta (senza la freccia fosforescente “VEGAN” così magari anche un cliente non vegan ne viene attratto e la prende) e poco per volta troveremo di tutto.
    Ecco io la penso così.
    Baci
    Bibi ♥

  5. Capra capisco il tuo ragionamento ma credo che la situazione cambi molto tra le varie zone d’Italia. Io abito in Toscana e ad esempio il problema del pane e delle pizze fatte con lo strutto qui non esiste, e credo che anche scendendo più a sud non ci sia. Non mangio spesso fuori ma quando mi capita un piatto di pasta, un insalata o una pizza la trovo senza difficoltà, per i dolci è vero, oltre una macedonia non si può andare. Però fondamentalmente non ho molti problemi, anche per la colazione io provo sempre a chiedere un cappuccino col latte di soia, se me lo fanno bene (e sono contenta di dire che qui capita in sempre più bar) e sennò prendo un succo. Però ripeto magari siamo fortunati qui nella mia zona dove molti piatti tipici sono già di partenza vegani (la ribollita, la pappa al pomodoro, la mitica cecina, orgoglio tirrenico!). Non abbattiamoci, sono sicura che aumentando sempre più il numero di vegani anche i locali si adegueranno di conseguenza 🙂

  6. La questione effettivamente varia a seconda delle zone 🙂 Io che, per esempio, sono napoletana e vegetariana, quando esco con amici prediligo quasi sempre la pizzeria (dove anche i vegani possono apportare qualunque modifica alle pizze o inventarsene di nuove al momento, senza problemi). Già andare in trattoria per me è molto più difficile: qui la carne si usa ovunque, praticamente in qualunque cosa, anche nei piatti che tipicamente non dovrebbero contenerla (pancetta nella pasta e piselli, prosciutto in quella con le zucchine e così via). Credo che, per un vegano, la questione sarebbe ancora più difficile anche se una volta conosciuti i posti giusti si può tendenzialmente mangiare ovunque. Il problema è scoprirne di nuovi: ho sempre il timore, quando pranzo in qualche nuovo posto, di restare praticamente digiuna…Penso che però, a parte il cibo da strada che qui abbonda a prezzi modici ovunque e con il quale si riesce tranquillamente a sfamarsi, il vero problema almeno qui è la totale mancanza di apertura mentale rispetto ad altri modi di alimentarsi. Conosco pochi vegetariani, vegani men che meno: resistere alle forti pressioni delle famiglie e di tutta la società è più complesso perchè non si è ancora sviluppata una consapevolezza rispetto a questo tipo di alimentazione…Leggendo in rete invece, al Nord abbondano gelaterie, piadinerie, ristoranti e addirittura pasticcerie che propongono alternative veg…Non parliamo di corsi di cucina vegana, naturale, di pasticceria “alternativa”: se volessi frequentarne uno dovrei spostarmi minimo a Roma e non posso permettermelo. Qui a Napoli c’è un solo ristorante veg e non è del tutto accessibile a una ragazza giovane e squattrinata come me. Ecco forse questo mi manca: poter mangiare vegetariano o vegano senza dovermelo preparare da sola e senza spendere una fortuna!

  7. hai proprio ragione …per la maggior parte degli amici le esigenze di un vegano sono , diciamo cosi , sottovalutate .. ti dicono : va bè dai… per una volta ..come se la scelta vegan fosse una scelta religiosa ..poi ti confessi e sei a posto ! per fortuna esistono anche amici onnivori che ti invitano a cena e cucinano tutto vegan solo per te !

  8. la scorsa settimana ero nel bar della stazione di Rogoredo, a Milano: pizza farcita “no, non la possiamo fare senza formaggio”, panini imbottiti “no, non lo possiamo fare solo con le verdure”, insalata “no, senza tonno non posso farla”. Ho speso 3,50€ per una miniscatoletta di frutta mista 😦 è abbastanza avvilente. Devo dire che al nord Italia ho avuto più problemi a farmi “capire” e ad avere ciò che desideravo nei ristoranti tradizionali, ormai dico di essere fortemente allergica al formaggio per evitare che me lo piazzino dentro paste e risotti (ed è successo ugualmente -.-‘); spesso mi è capitato che dalle cucine si irritassero perché ho mandato indietro un piatto. Lo scorso anno invece ho passato una splendida vacanza a Lampedusa e devo dire che ho mangiato in modo ottimo in ogni ristorante, ed è tutto dire per un luogo la cui specialità è il pesce! Cuochi disponibili, che addirittura uscivano dalla cucina per venire a chiedere se un tal piatto poteva andarmi o meno bene!
    In famiglia invece se voglio partecipare ad un pranzo (vedi Pasqua o Natale), sono io che devo provvedere al mio menù, che mangio da sola mentre tutti mi guardano con occhi tristi -.-‘ giusto mia sorella e il suo fidanzato mangiano con gusto quello che cucino!

  9. Credo che la situazione cambi da luogo a luogo e da regione in regione, ma quello che è certo è che mangiando fuori il primo presupposto deve essere abbandonare l’esigenza e ricercare la semplicità. Non bisogna farsi grandi aspettative. i locali che riescono a fornire un’alternativa vegana appositamente voluta e un po’ più ricercata,non abbondano,quindi bisogna adattarsi e ingegnarsi. Per lo meno dalle mie parti (umbria) è così, ma non ho mai fatto troppa fatica a trovare soluzioni,e preferisco dei compromessi a quelle situazioni in cui ti fanno pagare del cibo appositamente vegano a dei prezzi improponibili facendo passare l’idea che mangiare vegano sia inevitabilmente costoso e favorendo così inutili pregiudizi. Se devo mangiare qualcosa di veloce trovo facilmente delle pizze al trancio senza mozzarella. Oppure ripiego su dei falafel. Per quanto riguarda rosticcerie, tavole calde, e trattorie non trovo particolari problemi dato che se mi va bene c’è spesso un primo che è vegano oppure chiedendolo trovo persone disponbili a togliere o sostituire qualche ingredienti, e poi ci sono i contorni, che sono una valida alternativa anche quando si è al ristorante. non mi faccio problemi mal che vada a ordinare tre contorni e mangiarmi quelli. L’importante è chiedere prima e gentilmente. Se invece vogliamo spendere un po’ di più, ci sono sempre i ristoranti macrobiotici. Tutto dipende dalle esigenze,da quanto si può spendere,quante volte si mangia fuori e quanto tempo a disposizione si ha. E soprattutto quanto la zona in cui si vive è per abitudine soggetta ad alimenti vicini a una base vegetale, o quanto è aperta a accogliere richieste. Mi pare di capire che purtroppo nel tuo caso non è così. Per non parlare poi della questione “pasti con gli amici”,dove capisco ancora di più come ti senti, e avendo trovato anche io a volte un po’ di difficoltà capisco che non solo certe zone sono più ostiche di altre,ma è soprattutto l’atteggiamento di alcune persone ad esserlo. Però mi trovo d’accordo con Barbara,in diverse regioni in cui sono stata non ho trovato mancanza di considerazione per l’alimentazione vegana,nè un atteggiamento troppo negativo da chi sta dall’altra parte,piuttosto conosco vegani che pretendono di mangiare fuoricasa come a casa propria, e qui la colpa penso sia delle aspettative troppo alte. anche a me non fa piacere imbottirmi di pizza,falafel,o insalate di farro poco sostanziose,per 5 giorni a settimana..ecco perchè dopo 2 o al massimo 3 giorni che mangio queste cose,inizio a stufarmi, ho bisogno di mangiare in altro modo, e inizio a portarmi il pranzo da casa. Ma la reputo una cosa normale,non un deficit di chi sta dall’altra parte,anzi meno male che una minima di alternativa c’è!
    Nella lista nera dei posti dove mangio male o non mangio proprio metto i bar, impossibile fare colazione fuori,niente da mangiare…solo da bere. Sono totalmente d’accordo con te,andrebbe benissimo del pane e marmellata e una tazza di tè, se proprio il latte vegetale è un concetto troppo difficile. A seguire ci sono gli autogrill,dove tutto è immangiabile. e le pizzerie, o meglio quelle pizzerie che ti rifilano come pizza una base con due dita di pomodoro e 4 verdure sott’olio contate proprio. Questo mi rende insopportabile qualsiasi pizzata,con gli amici che pensano io mangi sempre in quel modo,e che tutte le cose vegetali siano scialbe (nonostante sanno che cucino,ho un blog e mi interesso alla cucina, ma il semplice fatto che sia una cucina diversa mi taglia automaticamente fuori,per il loro modo di vedere le cose!) Una volta mi hanno portato una pizza con verdure, e oltre al tappeto di pomodoro, la verdura più usata era la cipolla …. due peperoni, due foglie di salvia, e non ricordo cos’altro,da quant’era vuota..cipolla come se piovesse ._. al “modico” prezzo di 10 euro, con i quali potevo comprargli più di due sacchetti di cipolle, e almeno 3 barattoli di pomodoro, e due pacchi di farina forse. Nella pizzeria di fiducia dove vado sempre,per poco più della metà mi fanno una pizza senza pomodoro,con una base di patate e 4 o 5 tipi di verdura fresca come zucchine,spinaci,olive,funghi. tutta un’altra storia. in un altro posto invece mi fanno una pizza con più tipi di verdure e bianca. Forse sarò diventata intransigente ma se uscire a mangiare fuori è un piacere,io esco volentieri a mangiare con altre persone ma nel momento in cui si fanno scrupolo di me,come io me ne farei di loro, e in molti casi o si opta per le varie alternative possibili, e per dei ristoranti o delle pizzerie flessibili come queste due, oppure niente. Se ci sono dei posti dove mi fanno volentieri delle variazioni senza commenti strani,senza sgarbo per la richiesta, o che di loro già hanno dei menù vegan friendly,io tornerò lì volentieri e privilegierò quei posti quando dovrò fare cene fuori. Credo che si trovi di tutto e un po’ in giro, da quello sgarbato, a quello disponibile a quello che ti fa la battuta acida, e in questi posti non vado più per ovvi motivi.. neppure in uno che mi fa sempre battute anche se ridendo, ma il farle ogni volta che metto piede nel tuo locale mi irrita e preferisco favorire chi ha un altro atteggiamento. Così come la situazione varia a seconda che si stia mangiando in pausa lavoro, in una cena tra amici,in una cerimonia, e dal tipo di posto in cui si sta andando. A volte ciò che sembra ostile in un posto,e ti farebbe dire che non esiste alternativa in zona, cambia a seconda di piccoli spostamenti. Per esempio,in alcune zone della liguria ho notato un’enorme fatica a trovare focacce senza strutto, roba che in due vie puoi trovare più di 10 panifici e per scovarne uno che non usa lo strutto devi farti magari dei km. Capisco benissimo che queste sono cose odiose,ma purtroppo molto dipende dalle abitudini. lì hanno l’abitudine di usare lo strutto anche nel pane in alcuni casi, da me in umbria è una cosa invece molto rara. Questa infatti è una di quelle situazioni in cui non mi sono trovata bene, mentre in altri casi sempre nelle zone liguri,posso dire che durante il pranzo di un matrimonio, il ristorante ha chiesto prima ancora di avanzare delle richieste se c’erano persone che seguivano alimentazioni diverse, e mi hanno offerto un’ottima alternativa vegana,semplicemente evitando di mettere pasta all’uovo,facendomi del pesto senza formaggio,non ripassando il risotto agli asparagi nel burro, e portandomi come antipasto dei fritti fatti con la farina di ceci. Per secondo delle verdure grigliata di diversi tipi con aceto balsamico. e si sono perfino scusati perchè non avevano il dolce per me!! Alchè ho veramente risposto,che magari in tutti gli altri posti avessi mangiato così! Ci sono casi buoni come casi negativi,ma ritengo che una buona parte la giochi pure la nostra capacità di non pretendere troppo, salvo casi sfortunati che creano sicuramente più disagio. In sostanza mi trovo di nuovo d’accordo con Barbara, molto spesso non serve il prodotto particolare, ma si trovano molte cose che o modificandole leggermente o prendendole come sono, sono già vegane. Prova a guardare più a fondo, a volte nei posti meno predisposti a delle alternative vegetali,quando meno te l’aspetti sbuca una soluzione ben nascosta da qualche parte 🙂

  10. premetto che non sono vegan, ma per circa 3 mesi sono stata vegetariana, ma non ho resistito alla grigliata e quindi…beh sono tornata onnivora, anche se comunque con un atteggiamento “ragionato” riguardo tutte queste allergie, intolleranze e scelte di vita…ad esempio ho problemi a bere il latte, e nei bar, almeno qui al nord e soprattutto nel mio paese ci sono pochissime alternative al cappuccino con il latte bovino, che potrebbero benissimo avere un’alternativa come il latte di soia o di riso…per quanto riguarda la colazione, anch’io ogni tanto mi mangerei una bella fetta di pane e marmellata, ma guai a chiederla!ti fucilano!il pranzo…l’ultima volta che ho chiesto un’insalata “semplice” mi è arrivata una ciotola di lattuga con mezzo pomodoro…e basta!pane integrale?pane senza strutto?senza latte?nemmeno a parlarne…peccato, ci perdono!!!
    comunque la parte migliore della ricetta è l’esecuzione…frullare tutto!!!ahahahaha!!fantastica!!!!

  11. Su questo argomento sfondi una porta aperta, non so in quanti post ne ho parlato..ed è stato proprio questo il motivo che fino a poco fa mi dissuadeva dal fare la scelta decisiva, vegana anche fuori. Poi ho pensato proprio al fatto che sì, se si pretendono determinate cose anche per noi, è solo chiedendole che si ha la speranza di ottenere qualcosa. Ma sono d’accordo, ancora la strada è lunga, e ci sono dei posti in cui ci è proprio impossibile mangiare, a meno che non si vada nei luoghi “specializzati”. Non so se veramente siamo noi che pretendiamo troppo, perchè infondi si tratterebbe di pensare anche a chi uova e latte non li possono mangiare per altre ragioni, quindi un po’ di alternative senza derivati non mi sembrano una pretesa folla.Come qualcuno ha detto più su, in toscana non siamo messi malissimo a pane e panini, se non si contano ovviamente quelli già farciti. Io fortunatamente non mi trovo spesso in giro e non mangio frequentemente fuori se non per la pizza quindi non so bene come sia la situazione fuori, ma un po’ di problemi li ho avuti alla mensa, dove spesso mi dovevo accontentare della pasta al pomodoro e dell’insalata. Certo la mangiavo ed ero contenta pensando che mi poteva sempre andar peggio, ma un po’ di amaro in bocca rimane. Quindi sì, da una parte sono d’accordo con Barbara, non mi pesa non far più colazione al bar o non prendere più merendine alle macchinette, però secondo me il “fastidio” ci sorge dal fatto che NOI SAPPIAMO quanto bene possiamo mangiare quando siamo noi a cucinare, e ci sentiamo frustrati a mangiare quello che gli altri per stereotipo pensano che noi si mangi..pasta al pomodoro e insalata, appunto.
    Credo che quello che dice Barbara si possa riferire a chi ormai è “navigato” ed è magari vegan da un po’ di tempo, ma la mancanza di cibi “veganizzati” in giro forse rallenta e ostacola un po’ il processo in chi ha sì curiosità, ma una volontà ancora vacillante, e avrebbe bisogno di trovare ancora di qualcosa che gli ricordi i pasti onnivori, di sapere che fuori la vita non sarà difficile, che non si sentirà emarginato e che potà continuare la sua vita sociale come una volta.
    E a proposito di questo, son d’accordo: siam sempre noi che ci dobbiamo adattare. A firenze ci sono 4 ristoranti vegetariani e mai che qualcuno ci sia voluto venire con me. In compenso mi sono trascinata al Messicano, con carne e formaggio ovunque, studiandomi il menù da casa mi sono organizzata il pasto, ma ricadendo ovviamente sulle uniche possibilità che avevo, perchè non c’era scelta.
    Però, io che son sempre stata una delle persone più pessimiste della storia, su questo sono incredibilmente fiduciosa. Infondo ci stiamo diffondendo, e per un motivo o per l’altro, sempre più gente si avvicina -almeno- a questo tipo di alimentazione 🙂

  12. Questa zuppa me la faccio stasera, che meraviglia! Peccato mi sia rimasto solo mezzo peperone, dovrò farmene un dosaggio ridotto 😦
    Per quanto riguarda il mangiare in giro invece, sono fortunata perchè non mi piace mangiare fuori, e non sono tipo da aperitivo 😀 Se lo fossi però sarei facilitata amando alla follia le malsane patate fritte inbusta, sono la mia droga 😛
    Ho notato che per quanto riguarda i bar, nei paesini nemmeno a parlarne, ma in città è facile trovare chi offre cappuccini di soia, anche perchè, CHISSA’ come mai, ci sono sempre più intolleranti e allergici al lattosio, quindi diciamo che credo siano più rivolti a loro che ai vegan, ma ciò che importa è il risultato 😀
    Un episodio davvero orrendo mi è invece purtroppo capitato in Sardegna due anni fa. Ero a cena con le colleghe, a Porto Cervo, per la cena di fine stagione, e l’unico piatto per me commestibile erano dei falafel con verdure grigliate, ed ero contenta perchè adoro entrambi! Invece purtroppo le verdure erano state grigliate sulla stessa griglia del pesce, così le verdure ne erano intrise, nel sapore e nell’odore 😦 Uguale: ho cenato con tre falafel e me ne sono andata col disgusto. Ho trovato la cosa poco professionale in generale, perchè al mio posto poteva comunque esserci una persona gravemente allergica al pesce, o che semplicemente ne odia il gusto. Insomma, a volte mancano in professionalità in sensio più ampio.. Perciò per quanto mi riguarda, viva la cucina di casa mia! 🙂
    ciao e complimenti ancora per il blog!

  13. ciao! io non sono vegetariana, ma cerco di avere un’alimentazione il più possibile vegetariana o meglio ancora vegana. Trovo ingiusto che debbano esserci locali veg e locali per onnivori. E’ ridicolo che un onnivoro che va in un ristorante debba per forza prendere un secondo di carne o pesce senza scelta, o che per far mangiare decentemente un amico vegano debba cercare un ristorante veg (che spesso o è carissimo o non c’è proprio). Se un cuoco e non sa fare un primo o un secondo senza carne, per me non si può considerare un cuoco! Io davvero non capisco la difficoltà nel tenere una confezione di wurstel di seitan in pizzeria, del latte di soia nei bar o dei dolcetti senza uova e latte dal pasticcere! Proprio mi sfugge!

  14. Ciao, io sono un’onnivora più erbivora che carnivora, per questo passo spesso dal tuo blog e prendo spunto. Molti dei miei pranzi e cene sono quindi vegetariani e anche i miei familiari gradiscono anche se poi ancora non riusciamo a fare a meno del tutto della carne, ma non dispero, prima o poi ci riusciremo! Effettivamente le problematiche che hai sollevato esistono eccome, proprio l’altro giorno mentre ero al bar a fare colazione ho sentito la richiesta di una signora che chiedeva un latte di soia con una dolce vegano, la barista le ha proposto la brioches integrale con il miele :-((( Mi è venuto da ridere per l’ignoranza della giovane ragazza, ma ho provato tenerezza x la signora perchè è stata guardata dagli altri consumatori cme fosse un’aliena, non ti dico poi i commenti quando è uscita. Ti ripeto io non sono vegana, ma ammiro moltissimo persone che lo sono perchè sicuramente hanno maggiore forza di volontà e rispetto verso le altre creature che ho io. Spero che le cose cambino, a presto.

    ps: domani proverò la zuppa di avocado!!

  15. Non sono vegana ne vegetariana, ma ho ridotto moltissimo la carne i latticini e le uova. Il mio è un discorso salutistico e lo faccio volentieri, mi piace molto la tua zuppa row e sono venuta a sbirciare perchè riuscire a mangiare più verdure crude fa ancora meglio. A presto Emanuela.

  16. Arrivo un’anno che hai postato questa delizia (che fra poco farò per pranzo) su FB.
    Ho letto i commenti (non tutti lo ammetto) e devo dire che sono d’accordo con Barbara. Se si vuole la tolleranza bisogna essere tolleranti. E poi…basta chiedere con cortesia e più delle volte ti vengono incontro.
    Ho avuto Sofia (figlia n°4) vegetariana per 5 anni..ho accettato questa scelta (sono carnivora, onnivora, tuttovora) e l’ho aiutato studiando, cercando, creando, cucinando per lei e per tutti. Io non ho imposto la sua scelta al resto della famiglia (marito ed altri 3 figli) e nemmeno a lei ho imposto le loro scelte.
    Cmq, in questo momento ho due amiche che seguono un regime alimentare diverso dal solito. P.es le hanno tolto farine e latticini.
    Siamo andate fare due passi e siamo andate mangiare in una malga dove sono famosissimi per i gnocchi di ricotta con sugo di malga (grondante di burro).
    Ho chiamato (ci conosciamo) e ho chiesto se era possibile prepare un’insalata e se avesse dato fastidio che mangiassero dell’orzo portato da casa.
    Patrizia ha detto di no e ha preparato un’insalata semplice ma fresca da orto che ci ha fatto invidia tutti.
    Ieri sera in rifugio sul Baldo..stessa cosa..chiamando su, chiedendo cortesemente hanno preparato una pasta e fagioli senza la pasta.
    Naturalmente per creare meno disturbo tutti hanno mangiato la stessa zuppa, poi i carnivori si sono fatti portare un bel piatto di formaggi misti con le mostarde e tutti sono stati accontentati.
    E’ chiaro che bisogna chiedere con cortesia e rispetto…a me piace il cappuccino d’orzo con cannella..quindi dove vado abitualmente berlo, li ho portato la cannella.
    Ora il Cappuccino della Brii..lo bevono in tanti 😀
    Questo per dirvi che basta chiedere, non offendersi se ti guardano stralunati..la gente é ignorante perché non sa, non capisce…non perché sia stupida.
    Ma sai quante volte mi compativano in cassa quando mi vedevano arrivare con quintalate di verdura e dicevo..ho una figlia vegetariana. “Odddioooooo…ma non mangia neanche la carne bianca…il pesce????????”
    E giù a spiegare per l’ennesima volta.
    Io per il problema della Meniérè ho fatto periodi che mi dovevo privare di tutti alimenti contenenti il sale naturalmente è stata durissima ma ho girato ovunque (come appunto anche Barbara) e non ho trovato nessuna difficoltà.
    Direi di partire dai posti dove andate abitualmente e poi piano piano..ci si allarga.
    Scusate il papiro.
    Bon, vado in cucina preparare la zuppetta di peperoni!!!
    Baciussssss

  17. Pingback: Chilled Bell pepper soup with basil (en) | briggishome

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