Il ritorno di Robin nel giardino

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Udì un cinguettio e un pigolio, e guardando, alla sua sinistra, un’aiuola spoglia, vide l’uccellino che saltellava e faceva mostra di beccare qualcosa per terra, quasi volesse farle credere di non averla seguita. Ma Mary sapeva che l’aveva seguita, e la sorpresa la riempì talmente di gioia che quasi tremò.

-Ti ricordi di me, dunque! -esclamò.- Ti ricordi di me! Sei la cosa più bella del mondo!

Mary cinguettò, parlò, lo lusingò, e l’uccellino saltellò, agitò la coda e pigolò. Sembrava che parlasse. Il suo petto rosso pareva di raso; lo gonfiava con eleganza e grazia, quasi a mostrarle quanto un pettirosso potesse essere importante e simile ad un essere umano. Quando le permise di accostarsi un po’ di più a lui, di chinarsi per parlargli e cercare di emettere richiami simili a quelli dei pettirossi, la bambina dimenticò che era sempre stata la “signorina Mary, Bastian contrario”.

Oh! Chi avrebbe pensato che le avrebbe concesso di avvicinarsi tanto a lui? L’uccellino sapeva che per nulla al mondo lei avrebbe allungato la mano o avrebbe voluto comunque spaventarlo. Lo sapeva perchè era proprio come una persona, solo che era più grazioso di qualsiasi persona al mondo. Mary era così felice che non osava neppure respirare.

L’aiuola non era del tutto spoglia; era priva di fiori perchè le piante sempreverdi erano state tagliate per il riposo invernale, ma i cespugli alti e bassi crescevano ai bordi e il pettirosso ora vi saltellava intorno. Mary lo vide zampettare sopra un mucchio di terra smossa di recente. Forse stava cercando un verme. Probabilmente la terra era stata rivoltata da un cane, che aveva scavato un buco piuttosto profondo nel tentativo di farne uscire una talpa. 

Mary non sapeva perchè ci fosse quel buco, ma vi guardò dentro e vi scorse qualcosa. Era una specie di anello di ferro o di ottone arrugginito. Quando il pettirosso volò su un albero vicino, lei allungò la mano e prese l’anello. Ma non era un anello: era una vecchia chiave che sembrava essere lì da molto tempo. 

Mary si raddrizzò e osservò quasi spaventata la chiave che le pendeva dalle dita.

-Forse è sepolta qui da dieci anni, – disse in un soffio. -Forse è la chiave del giardino!

Frances Hodgson Burnett, Il giardino segreto, 1910.

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Anche quest’anno ho messo a disposizione degli uccellini i semini. Oltre alla mensa realizzata con una bottiglia di plastica (trovate le istruzioni qui) ho usato la margarina per creare queste ciambelline da appendere. Sono semplicissime, vi serve margarina, semi per uccellini e farina (evitate le briciole, che possono dare seri problemi agli amici  pennuti). Sciogliete la margarina, poi versate semi, un po’ di farina e mescolate. versate in uno stampo di silicone e mettete al freddo a rapprendere. Sformate e appendete ad un filo. Il mio amico Robin (che in inglese vuol dire pettirosso)  ha apprezzato il piatto del giorno, timidamente si è posato sui rami e dopo essersi guardato attorno ha iniziato a becchettare affamato. Il caso ha voluto che in quel momento passassi davanti alla finestra, così ho potuto immortalare la sua bellezza e la sua grazia. I pettirossi sono uccellini meravigliosi, con i loro vispi occhietti neri e le gambe esili come stuzzicadenti. In inverno arrivano a cercare qualcosa da mettere sotto il becco, rischiando di finire tra le fauci di qualche gatto annoiato, bisogna fare attenzione a dove si posiziona il cibo.

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Vivere in città per fortuna può ancora consentire questi incontri fortunati, quindi non esitate a lasciare ciotoline, mense, palline di margarina. Quando meno ve l’aspettate potrete sentire becchettare sul vostro davanzale, e vi sentirete come la Mary del Giardino segreto, bellissimo romanzo per ragazzi, ma non solo, io l’ho letto da adulta e l’ho apprezzato forse più di quanto avrei fatto da ragazzina.

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Vi lascio con l’immagine della bellissima luna piena di questa notte, fotografata da me. Buona domenica!

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Zucca cruda alla scapece

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C’è un locale in città, praticamente l’unico dove andiamo a cena fuori pizzerie escluse, in cui preparano tapas vegane. I gestori non sono vegani, e nemmeno vegetariani, ma hanno scelto di aggiungere ai piatti tradizionali anche piatti di cucina naturale. Tra queste tapas non mancano mai le zucchine e la zucca (a seconda della stagione) alla scapece. Si tratta di un tipico piatto di origini, pare, napoletane, che vuole le verdure affettate, fritte e lasciate marinare. Vado pazza per questi sapori forti, ma di friggere non ho proprio voglia, così mi sono fatta ispirare dalla grande new entry dell’anno, la zucca cruda, vista per la prima volta sul blog di Sara, ed ecco una versione crudista e molto più salutare! Ho aggiunto anche un po’ di dolcificante per ingentilire il sapore. Quest’anno a causa del mite inverno e della mancanza di neve, almeno per ora, la menta in giardino ha ancora qualche foglia, quindi ho potuto approfittare della sua generosità. E’ strano vivere in una città dove della zucca nel corso dei secoli si è fatto un vero e proprio culto (dai cappellacci alle lasagne del celeberrimo  cuoco Messisbugo), ma non conoscere nemmeno una ricetta con la zucca cruda. Vi consiglio di provarla, io non posso più farne a meno, marinata è buonissima, inoltre è ricca di vitamina A, C, di betacarotene, di fibre e di sali minerali, un vero toccasana per chi come me è ko per l’influenza. Ora vi saluto e me ne torno a riposare col Gatto narcolettico sul divano!

Ingredienti:

un pezzo di zucca pulito da semi e buccia

succo di un limone

una manciata di foglie di menta fresche

peperoncino fresco o secco

un cucchiaino di zucchero integrale di canna

olio evo

sale

aglio essiccato in polvere

Procedimento: affettate la zucca molto finemente, mescolatela con il succo del limone, la menta tritata, peperoncino piccante a seconda di quanto vi piace, la punta di un cucchiaino di aglio, lo zucchero, un cucchiaio di olio, mezzo cucchiaino  scarso di sale. Mescolate bene e lasciate riposare in frigorifero per qualche ora. Servite a temperatura ambiente e buon appetito!

Con questa ricetta, perfetta per marinare in attesa della pausa pranzo, partecipo a ” Me lo porto in ufficio!” di Mimma

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