Le interviste della Capra: una Ravanella curiosa

Ve l’avevo detto che la Capra è curiosa, ma più curiosa di lei c’è una blogger che in molti sicuramente già conoscete: il Ravanello Curioso! Coi primi freddi la Capra ha indossato nuovamente il suo impermeabile da reporter e ha tartassato la simpaticissima Ravanella di domande ! Non mi dilungo in preamboli, perchè quanto segue risponderà alle vostre curiosità!

Capra: Ciao Ravanella, benvenuta nella mia cucina! La prima cosa che si legge aprendo il tuo blog è che ti definisci anarco vegan, vuoi spiegarci che significato hanno per te queste 2 parole e cosa ti ha portata a loro?

Ravanella: Questa è una domanda complicata ….La predilezione anarchica nasce da lente e personali evoluzioni di stampo rappresentativo/politico; quella vegana è stata la vera sterzata della mia esistenza: mi ha fatto l’effetto di un testa coda alla guida di un pulmino Volkswagen rosso (ricordi di infanzia!) lanciato a 150 km/h.

Andiamo con ordine: il termine anarchico mi riconduce semplicemente alla sua radice, al suo etimo (ἀν-ἀρχή), e, quindi, alla mia visione del mondo, che privilegia l’idea fondativa di un’organizzazione societaria superiore all’esistente; nel qui ed ora (2012/Occidente/Italia) è una tensione che mi sprona a ripensare “l’attuale”, lavorando quotidianamente sulla capacità di me-individuo di creare forme sociali e produttive autonome ed indipendenti. L’obiettivo finale è fortemente utopico (ma cosa sarebbe il mondo senza sogni?), mentre il “mezzo” è tremendamente pratico, concreto e perseguibile: si realizza ogni giorno, tutti i giorni, interrogandosi sul senso di ogni singola azione di relazione, di comportamento, di acquisto, di produzione, di consumo, ecc … e    c-o-r-r-e-g-g-e-n-d-o   i-l   t-i-r-o con simpatica eleganza. In men che non si dica si riesce a bypassare le costruzioni “funzionali” al “sistema” (lato sensu), si riesce a fare a meno di tutte quelle sovra-strutture ideologiche, sociali ed economiche che il sistema ha creato per la morbosa gratificazione di pochi a discapito dei molti relegati in una dimensione di “libera scelta” illusorea o, meglio, di inconsapevole non-scelta. Voglio e perseguo l’anarchia da questo mondo di bisogni indotti, di consumi indotti, di doveri indotti, di attese indotte, di modelli indotti, di educazione indotta, ecc … ecc … e di fortissima delega nei confronti del sistema: oggi deleghiamo tutto, ogni scelta sulla nostra salute, sulla nostra educazione, sul nostro tempo libero, sulla nostra tavola, ecc … ecc. E, per questo, mi alleno a partire dalla rivoluzione nel mio piatto: scegliere SEMPRE cosa mangiare è un atto di una potenza incredibile e fortemente virale; scegliere di NON mantenere certa industria alimentare che sfrutta uomini ed inquina il pianeta, certe forme di grande distribuzione organizzata che danneggiano le economie locali, certi sistemi di produzione del cibo (sempre che un animale/essere vivente sfruttato e poi ucciso possa definirsi ancora “cibo”?), certi interessi monopolistici e filo-global e infine … scegliere attivamente di sottrarsi a queste scelte “obbligate” per ben 3 volte al giorno, ogni giorno, è il primo eccitante passo verso una grande rivoluzione di consapevolezza. Perciò sorrido ogni qualvolta un interlocutore (e qui faccio l’occhiolino ad un’amica blogger) mi chiede: “ma allora cosa PUOI mangiare?”. Sorrido perché non c’è nulla che io non “possa” mangiare; semmai io SCELGO SEMPRE ciò che voglio mangiare e mi avventuro anche in peregrinazioni fisiche (e mentali) per questo nobile scopo. Invece tu, interlocutore, “cosa PUOI mangiare?”; forse lo stesso che mangiavo io fino a ieri, ossia quello che industria/grande distribuzione organizzata/scienza medica da strapazzo/ecc … hanno organizzato e confezionato per te e … … che altro?.

E qui lego a doppio filo il termine anarchico a quello “vegan” e chiamo addirittura in aiuto Antigone quando afferma: “Non ho vergogna di mostrare alla città questo atto di disobbedienza (αναρχίαν)”. Viva la disobbedienza! Io perseguo una scelta consapevole ed informata di disobbedienza nei confronti di ciò che mi è stato fatto credere troppo a lungo, da troppi attori protagonisti di questo immenso Truman Show consumistico/occidental-onnivoro/mediatico. Viva la disobbedienza da tutte queste comparse: semplificando e banalizzando, viva la disobbedienza da certi medici (disinformati) che per anni mi hanno ripetuto che “senza le proteine nobili della carne muoio ed affamo i miei figli”, dagli industriali e dai politici che mi dicono che “i prosciuttifici sono necessari”, dal pediatra (poco aggiornato e un filo contorto) che mi dice che “devo dare il latte “vaccino” o di “capra” a mia figlia per farla crescere bene, ma che le devo togliere il “mio” latte a 6 mesi??”, dai media che mi fanno credere di aver bisogno del “danaos”, delle “sofficette”, dello “yakult”, delle “nastrine” o della “fetta al latte” (che fornirebbe una “colazione completa” a mia figlia), degli omega 3 in pillole, del bifidus, del multicentrum, degli omogeneizzati di carne necessari a mia figlia e di … banderas confinato in un mulino con una gallina: scusate ma, a tal proposito, io ho in mente almeno mille e uno modi alternativi per usare banderas!! Ed, ancora, viva la disobbedienza da certa scuola e da certa istruzione universitaria che mi offre conoscenze di cui il sistema necessita (ma quelle che servono a me dove le trovo?), viva la disobbedienza da certi contesti lavorativi in cui il mercimonio con lo status quo è la regola (ma perché devo curarmi di tutelare interessi estranei e/o confliggenti con i miei?). E viva la disobbedienza, anche, da tutti gli attori non protagonisti di questa delirante pellicola: la famiglia, gli amici, i colleghi, i conoscenti, viva, viva la disobbedienza anche da loro, dai loro schemi, dai loro modelli, da quello che vorrebbero per me!

Anarchia e scelta vegan danno quindi forma al mio piccolo contenitore di “chef” ed è proprio in questo senso che si spiega la scelta dell’altisonante francesismo: io sono a capo della mia cucina e della mia brigata, e dentro ci metto anche l’antispecismo, l’ecologia, la decrescita, la nonviolenza, avendo sempre presente il leitmotiv delle scelte salutiste in tema di alimentazione quotidiana. Insomma un pot-pourri e questo rende il percorso ancora più accidentato e divertente.

Capra: Le tue ricette sono molto apprezzate da chi ti segue, nonchè dalla sottoscritta, quando hai iniziato a cucinare e come hai imparato?

Ravanella: Il cibo e la cucina rappresentano oggetti sacri nella mia esistenza da quando io ne conservo memoria. Ho iniziato a cucinare, mea sponte, in quinta elementare (27 anni fa!), mossa da inspiegabile passione ed ho imparato quasi tutto quello che so dai libri. Mi rammarico di non aver avuto maestri in carne ed ossa, ma sono contenta di essermi arrangiata con grandi insegnanti di carta, tonnellate e tonnellate di insegnanti di carta: certo il processo di apprendimento è stato più periglioso, meno lineare e forse più lungo, ma è andata così. E poi nell’ultimo decennio, mi ha aiutato internet (santo, santissimo WEB!) e, solo di recente, ho deciso di frequentare corsi di cucina sana e responsabile. Da due anni sono cuoca peregrina nei ristoranti o nelle scuole di cucina naturale e quando ho la fortuna di lavorare a fianco di veri Chef, allora non perdo occasione per osservare, domandare ed imparare sempre nuovi trucchi del mestiere.

Capra: Ho letto che hai un lavoro a tempo pieno, e sei anche mamma, e di notte trovi il tempo di postare le tue ricette. Dimmi: cosa si prova a fare concorrenza a wonder woman? Come fai a incastrare tutto?

Ravanella:  Eh già, Wonder Woman … diciamo che mi piacerebbe! Di wonder, ormai, mi è rimasto solo il “bra” ;-). Beh per conciliare tutto occorre determinazione ed attribuzione di senso: se quello che fai si traduce in azioni in cui ti riconosci, lo fai volentieri. Ed a fare da contorno c’è del disinteresse per molte altre cose: tipo le pulizie domestiche, lo shopping, lo stiro, tutto ciò che è cool, ecc ….

Capra: Quando hai deciso di diventare vegana come hanno reagito le persone che hai intorno? Le tue abitudini sono state condizionate da questa scelta?

Ravanella: La mia famiglia ristretta (io e marito Ravanello) ha attivamente partecipato alla scelta e quindi lo shock è stato equamente distribuito (quando si dice, mal comune …), mentre la mia famiglia allargata ha faticato (e fatica) a comprendere ed è partita alla carica con le solite frequenti obiezioni ed i tranelli da manuale, entrambi figli involontari di una conoscenza del tema che è quella derivata dal contesto: certi medici dicono certe cose, i media enfatizzano … e, così, si finisce per crederci e si finisce per credere che tutti i vegani siano sul punto di morte e/o siano irrimediabilmente afflitti da plurime ed irreversibili carenze. Oggi però, dopo un altalenante periodo di “guerriglia” (con la pronuncia spagnola rende meglio), durato quasi un triennio, questa rete estesa si dimostra maggiormente collaborativa e partecipativa. Quanto al cucinare, beh, organizzarsi e pensare a gran parte del lavoro preparatorio in anticipo è solo questione di allenamento: i primi tempi sono stati macchinosi ed accidentati, ma poi ho visto la luce; oggi posso affermare di non impiegare molto più tempo di quando ero onnivora: ricorro a tanti trucchi dimezza-tempo, (ad esempio cuocio cereali integrali e legumi con il metodo della non cottura, che mi porta via al massimo 10 minuti) e penso sempre in anticipo a quello che cucinerò nei giorni a venire (questo mi permette di cucinare sempre piatti diversi, invitanti, gustosi e che nulla hanno da invidiare agli “altri”). E poi tanti bei contenitori ermetici fanno da corollario alla gestione, che porta ad un notevole risparmio anche in termini economici. Certo che occorre armarsi di santa pazienza per le situazioni “fuori-casa”, ma vedrete che l’allenamento vi renderà attori da Oscar: preparatevi alle cene da amici che ti offrono “solo” salume perché quello non è carne (ò_ò?). O ai pranzi al ristorante dove tutto contiene derivati animali. Beh in questi casi faccio appello ad immaginarie allergie da shock anafilattico subitaneo e mi faccio cucinare fresco, sul momento. O alle feste di compleanno dove le amichette di vostra figlia l’accerchiano e “le spiegano” che la carne è importante per crescere(ò_ò??). E dove i loro genitori ti guardano con aria da compatimento dicendoti che “tu hai ragione, ma io non sono così estremista, preferisco mangiare un po’ di tutto”. All’inizio affrontavo con più pathos queste situazioni (insomma, io che scelgo di non nutrirmi di cibo ottenuto con sfruttamento, schiavismo, sofferenza ed aberranti sistemi di allevamento che producono inquinamento e stanno distruggendo il pianeta … sarei quella “estremista”?? sentirselo dire un po’ fa spazientire, suvvia!), oggi, invece, preferisco sopravvivere e non buttare via il mio tempo in estenuanti discussioni e … lascio tutto al caso.

Qualunque sia la situazione in cui ci capita di trovarci, la soluzione è semplice: mia figlia è un’adolescente ben informata e dotata di una allenata capacità di discernimento, oltretutto ha alle spalle un triennio di serrato allenamento alla forchetta ghiotta, che le ha regalato un palato esigente e molto ben ri-educato, sicché prende in autonomia le sue decisioni, ed io faccio lo stesso, con il risultato che, se proprio vengo messa davanti ad una tavola imbandita senza speranza e senza passione alcuna, salto il pranzo o mi butto sui gargarismi. Utile aggiungere che senza una forte motivazione …

Oggi cucinare è, per me, un gesto profondamente rinnovato nella sua natura. Parafrasando Claudio Neri, ne “Il calore segreto degli oggetti” (che cita a sua volta l’illuminante Ernesto de Martino) mi viene da riflettere su questo;  il rito, ad esempio, una cerimonia intensamente partecipata, ma anche le apocalissi culturali e le diverse escatologie, i simbolismi mitico-rituali, rappresentano una via di trasformazione ed hanno un potenziale creativo inestimabile: dispongono il sentire dell’individuo all’interno di una tensione e di un progetto mitico e rituale collettivo. E così ripenso ed attribuisco nuovo senso alle mie cerimonie familiari, al “mio cibo”, che è magia libera da sofferenza (nessun animale è stato sfruttato od ucciso) ed alla “mia cucina” che è un atto magico, rituale, foriero di enorme potenza mentale e fisica: sentirsi parte di questo divenire e della tensione collettiva che accompagna questo gesto è ciò che mi dà la carica ogni giorno.

Capra: La Cucina della Capra è seguita anche da persone che spesso mi scrivono che ammirano chi ha deciso di non cibarsi di animali, ma che fanno fatica a pensare di compiere questo passo. A loro che cosa ti senti di dire?

Ravanella: Dico loro: intanto che decidete, CUCINATE! Cucinate, cucinate, cucinate, provate, provate, provate. Sperimentate e cucinate. I cereali, i legumi, le verdure, la frutta fresca e secca, i semi oleaginosi sono una fonte incredibile di piacere, di nutrimento, di idee e di creatività; oltretutto la cucina italiana e la tradizione mediterranea sono già ricche di pietanze tradizionali che non includono derivati animali tra gli ingredienti o che possono essere aggiustate in poche mosse … e poi nel web ci sono milioni di ricette e blog per tutti i gusti. Provate pietanze nuove, aggiungete pietanze nuove al vostro cibo consueto ed esplorate: cominciate anche con un solo tentativo a settimana e taratevi in base alle reazioni della vostra famiglia. Pian piano scoprirete insieme nuovi piatti che piacciono a tutti e vedrete che il cambiamento verrà da sé. E ricordatevi che, come ci insegna il grandissimo Brillat – Savarin, il gusto “viene educato” dalle nostre esperienze di vita e dal nostro volere, “perché le impressioni ch’esso riceve sono a un tempo e più durevoli e più dipendenti dalla nostra volontà”.

Capra: Parlaci del tuo rapporto col web: come mai hai aperto un blog? Trovi che sia un’esperienza positiva?

Ravanella: Il web è un mezzo e, se lo usi proficuamente, è vita, informazione, scambio. E’ quanto di più incredibile esista, è ciò che mi ha permesso di avere risposte a domande mai immaginate prima, ciò che mi ha fatto scoprire milioni di persone lontane geograficamente, ma vicinissime per comune sentire, ciò che mi ha permesso di allargare i confini e di fare un salto fuori dal seminato. E così, ho aperto un blog quando ho capito che non era sufficiente parlare ai miei quattro amici e quando ho realizzato che un’immagine conta più di mille parole. Si certo, se poi fossi capace di fare delle belle foto sarebbe anche meglio, ma … …

Capra: Tra tutti i siti e i blog che segui quali sono i 3 che consigli a tutti noi?

Ravanella: A parte La Cucina della Capra e Passato tra le mani? Ce ne sono molti che seguo con costanza, alcuni di blogger dalla lunga esperienza e consumata maestria, ma mi piacerebbe qui segnalarne tre emergenti e giovani proprio come il mio:

La Tana del Riccio http://latanadelriccio.wordpress.com/

Gocce Daria http://goccedaria.it/

La Bottega dei Semplici http://labottegadeisemplici.blogspot.it/

Capra: E i 3 libri che porteresti sull’isola deserta? 

Ravanella: Domanda difficilissima. Oggi, quando cucino, non consulto libri e raramente seguo ricette (mentre all’inizio pesavo tutto con un bilancino di precisione!), perciò sull’isola mi porterei: un bel mattone di “Storia universale della cucina”, perché rinfrescare sempre il concetto di relativismo aiuta a non rimanere chiusi in pratiche e punti di vista parziali; poi un libro di “chimica degli alimenti” e … moh viene il difficile … sono indecisa tra l’Artusi e Bourdain.

Capra: Parliamo di te come mamma: in che modo e con quali difficoltà le tue scelte di vita si riflettono sull’educazione della tua prole?

Ravanella: Questa mi sembra semplice. Faccio come ogni mamma: perseguo il meglio per la mia prole. Con la sola macroscopica evidenza che la vita vegan si declina in pratiche meno diffuse e meno ri-conosciute nel contesto socio-culturale italiano di fine 2012: e, così, si passa per sconsiderati agli occhi di alcuni, per sovvertitori o estremisti per bocca di altri … ma la morale insegna che: “non ragioniam di lor, ma guarda e passa”.

Capra: E per finire una domanda per farti scervellare un po’, così ti ricorderai di quella volta che la Capra ti chiese se poteva farti qualche semplice domanda! Quali sono, secondo te, i 3 più grandi pregi e i 3 più grandi difetti del “mondo vegan”?

Ravanella: Questa è una domanda a cui non so proprio rispondere. Sigh, non conosco e non riconosco un “mondo vegan”, ma conosco e riconosco alcune persone vegan, alcune conoscenze vegan-virtuali, alcune manifestazioni e/o associazioni vegan-eccezionali. Il mondo vegan è, in ultima analisi, un insieme estremamente poliedrico, creativo, multiforme ed, a tratti, cacofonico; all’interno di questo “mondo” prendono forma meccanismi sovrapponibili a quelli di ogni altro: c’è chi opera avendo a cuore interessi superiori a quelli individuali e ci sono i soliti faccendieri che si incoronano imperatori, con il solito stuolo di sudditi che ne elogiano la fattura ed il taglio dei “vestiti nuovi”. Tuttavia non trovo sufficientemente logico attaccare il mondo vegan per questo: partendo dall’assunto che le derive sono tipiche dell’essere umano e di ogni sua organizzazione, sarebbe un po’ come guardare la pagliuzza negli occhi altrui e non vedere la trave … . Resta perciò un solo ed incontrovertibile dato di fatto, di inestimabile valore: ogni giorno vissuto da vegan contribuisce a salvare esseri viventi altrimenti ridotti ad una vita di sofferenza e di paura, contribuisce a ridurre l’inquinamento nel pianeta e favorisce una migliore distribuzione del cibo tra gli esseri viventi.

Se questo è poco …

PS: Capra adorabile, con questa intervista mi hai quasi distrutto.

Ti abbraccio forte.

Grazie, carissima Ravanella, per esserti sottoposta alle ficcanasate della Capra! Per chi non l’avesse ancora fatto, correte a visitare il suo bellissimo blog!  http://ravanellocurioso.wordpress.com/

…chi sarà il prossimo tormentato dalla Capra??

Dehihihihi 😀

 

La Cucina della Capra è anche su facebook!

(foto da Ravanellocurioso)

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26 thoughts on “Le interviste della Capra: una Ravanella curiosa

  1. Ciao, anche io mi unisco ai complimenti, meritatissimi, finisco di leggere tutto domani, non oensavo fosse così lungo!, ma si kegge bene 🙂 intanto complimenti per il blog, molto bello e interssante. Ciao e buona serata, anzi domenica, visto che dal mio orologio é passata la mezzanotte. Ciao!

  2. Cavoli, arrivo solo ora.. Ma che bella questa intervista! Bellissima idea per approfondire la conoscenza tra bloggers!
    Domande stuzzicanti e stimolanti per risposte altrettanto interessanti!
    Un ringraziamento speciale a Ravanello Curioso per avermi citata, ne sono onorata!!
    Un abbraccio ad entrambe!

  3. bellissima intervista, mi sono copiata sul computer tutto il discorso sull’anarchia, che condivido in pieno, come pure le altre idee espresse da Ravanella. Ho avuto la fortuna di conoscerla al blograduno (insieme alla dolcissima Ravanellina) e posso dire che è una persona davvero speciale, sprizza energia e buonumore da tutti i pori…W Ravanella!!! (e W anche la Capretta in versione reporter!)

  4. Pingback: Ed ecco tutte le ricette in gara … « ravanellocurioso

  5. Ravanella la conosco solo virtualmente, ma mi è piaciuta dal primo momento che l’ho letta… però per Banderas è meglio che si formi una fila ordinata così gli insegniamo come si preparano delizie al di fuori del mulino 😉

  6. Bellissima…. complimenti, mi piace leggere questi post….. dopo il raduno mi sembra di rivedere Ravanella che parla e che espone i suoi concetti!!!! Complimenti per la stardinaria idea di approfondire la conoscenza dei nostri amici blogger…. conoscenza non solo virtuale.
    Spero di incontrarti al prossimo raduno…. così anche tu diventera una voce, un volto 🙂 Bravissima

  7. Finalmente sono riuscita ad arrivare alla fine di questa lunga e bellissima intervista di cui condivido praticamente tutto! Grazie “Capra” intervistatrice e grazie Ravanella per esserti dilungata! (PS: non mi aspettavo la citazione… arrossisco!)

  8. Spero di riuscire a commentare stavolta 😉
    Ho letto la lunga intervista con molto interesse e ho scoperto una Ravanella davvero profonda e speciale! Una persona sicura e ferma sulle sue idee ma anche pronta al confronto con gli altri, basta che questi siano disponibili al dialogo e all’interazione con altre persone 😀
    È stata un’intervista molto intensa in cui Ravanella si è esposta e presentata raccontandosi e raccontando della sua vita e della sua famiglia!
    È stata davvero intensa e profonda! Molto interessante e piacevole ❤

  9. Pingback: Stufato di seitan con verdure bianche | La Cucina della Capra

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